Perché la guida conta più dell'hotel, e come scegliamo e paghiamo le persone con cui lavoriamo.
Chiedete a un viaggiatore che cosa ricorda: quasi mai è un edificio. È una persona. L'autista che ha cambiato strada per il meteo, la cuoca che ha spiegato un piatto, la guida che ha raccontato il proprio paese com'è davvero e non come lo scrivono i dépliant.
Ingaggiamo le guide direttamente, senza catene di intermediari, le paghiamo sopra la tariffa media locale e lavoriamo con le stesse persone stagione dopo stagione. È la parte meno affascinante di questo mestiere ed è quella che decide se un viaggio funziona.
La continuità è il punto. Una guida che lavora con noi da anni sa quali viaggiatori vogliono camminare e quali preferiscono sedersi all'ombra, e dice onestamente quando un luogo famoso non vale le due ore di macchina di quel giorno.
Vale anche per i posti dove si mangia e si dorme. Le guesthouse a conduzione familiare, le piccole cantine e le cooperative locali non possono reggere i tempi di pagamento imposti dai grandi operatori: lavorare con loro è una scelta di gestione finanziaria oltre che di gusto.
Ecco che cosa significa la parola autentico quando non è un termine di marketing: la persona accanto a voi non sta recitando la propria cultura, la sta vivendo, e per un po' vi lascia stare lì vicino.
Scritto da Beatrice Barazzetti per il Journal di Dream Destination.



