Una lista breve e schietta di guide che hanno visto aprire mille borsoni.
Tre strati, non di più: un primo strato in lana merino, un secondo strato leggero e imbottito e un guscio davvero antivento. Il vento patagonico non è tanto freddo quanto incessante, e una giacca che lo ferma serve più di qualsiasi imbottitura in più.
Scarponi con cui avete già camminato cinquanta chilometri. I primi giorni di trekking non sono il momento di scoprire un punto di sfregamento, e i cerotti per le vesciche vanno nello zaino da giorno, non nella stiva.
Un paio di pantaloni che non vi dispiace rovinare e un paio con cui andreste volentieri a cena. Il guardaroba finisce qui. A El Calafate e a Puerto Natales si trova la lavanderia, e costa meno del bagaglio in eccesso che vi risparmiate.
La protezione solare conta più di quanto si immagini. A queste latitudini lo strato di ozono è sottile e la luce riflessa dal ghiaccio è violenta: crema a fattore alto, cappello con visiera e occhiali seri non sono facoltativi.
Per la fotografia, lasciate a casa il treppiede a meno che non vogliate fotografare il cielo notturno: nove volte su dieci vince il vento. Un filtro polarizzatore, al contrario, si guadagna il posto in ogni giornata sui ghiacciai.
Periodo migliore: da novembre a marzo. Dicembre e gennaio sono i mesi più caldi e più frequentati, mentre marzo offre sentieri più tranquilli e i colori autunnali dei boschi di lenga.
Scritto da Beatrice Barazzetti per il Journal di Dream Destination.



