Luce, impostazioni, attrezzatura e rispetto: cosa serve davvero in un safari fotografico.
In savana la luce migliore dura poco. Vicino all'equatore, in Kenya e nel nord della Tanzania, hai circa quaranta minuti buoni dopo l'alba e prima del tramonto. Tutto quello che hai letto sulla composizione conta meno dell'essere nel posto giusto quando arriva quella luce. E questa è una questione di organizzazione più che di fotografia: partire presto, sapere dove andare, non sprecare la prima ora in colazione.
La posizione e l'avvicinamento
Scatta dal basso quando puoi. Il finestrino di un fuoristrada sta a circa due metri da terra e appiattisce tutto: scegli il sedile più basso o, dove c'è, un capanno a livello del suolo. Chiedi alla guida di avvicinarsi di lato e non di fronte, di spegnere il motore e di aspettare. Davanti a un veicolo fermo gli animali si tranquillizzano in pochi minuti, e un animale tranquillo si comporta in modo naturale: è proprio quello che vuoi fotografare. Il motore spento serve anche a te, perché toglie le vibrazioni.
Esposizione e impostazioni
Esponi per le luci. All'alba il cielo è molto più luminoso dell'animale davanti a te: sottoesponi di circa due terzi di stop e recupera le ombre in postproduzione. La polvere in controluce darà atmosfera alla foto. Scatta in RAW, così hai margine.
Qualche punto di partenza per i tempi di scatto:
- animale fermo, con il tele: almeno 1/500 di secondo;
- animale che cammina o si muove: 1/1000;
- animale che corre o uccelli in volo: da 1/2000 in su;
- effetto mosso voluto, seguendo l'animale (panning): tra 1/30 e 1/125.
Lascia che la macchina gestisca gli ISO in automatico, con un limite massimo che conosci. Usa la messa a fuoco continua, punta l'occhio dell'animale e scatta a raffica: tra dieci fotogrammi, di solito uno ha lo sguardo giusto. Quando scatti, chiedi agli altri a bordo di stare fermi qualche secondo.
Obiettivi e appoggi
Porta un tele e un grandangolo. Uno zoom 100-400 basta per quasi tutte le uscite in fuoristrada (i game drive). Il grandangolo ti serve al campo, sulla pista d'atterraggio e nei giorni in cui il soggetto è il paesaggio. Un beanbag, cioè un sacchetto pieno di riso o fagioli appoggiato al finestrino, è più utile di un treppiede, che in un veicolo non sai dove mettere. Se viaggi con piccoli aerei, ricorda che l'attrezzatura fotografica rientra nel peso consentito, spesso 15 kg a persona in Kenya e Tanzania, bagaglio a mano compreso.
Polvere, batterie e schede
La polvere è il nemico principale. Cambia obiettivo il meno possibile, mai con il vento e mai sulle piste sterrate: fallo al campo o dentro lo zaino aperto a metà. Tra un avvistamento e l'altro copri la macchina con una sacca di stoffa o un foulard. Porta una pompetta ad aria e un panno in microfibra. Niente sacchetti di plastica: in Kenya e in Tanzania sono vietati.
In molti campi l'elettricità arriva da pannelli solari o generatori, a volte solo in certe ore, e spesso si ricarica nella zona comune invece che in tenda. Alcuni veicoli hanno prese USB, ma non contarci. Porta almeno due batterie di ricambio e un caricatore con più uscite. In safari si scatta molto più del previsto: schede in abbondanza e, ogni sera, una copia delle foto su un secondo supporto.
Rispetto per gli animali e per le persone
La regola è semplice: se l'animale cambia comportamento per colpa tua, sei troppo vicino. Smette di mangiare, ti fissa, muove le orecchie, si allontana: è il momento di indietreggiare. Niente richiami o rumori per farlo girare verso di te, niente flash di notte, niente richieste alla guida di uscire dalla pista dove non è permesso. Lascia a casa il drone: nei parchi nazionali della Tanzania è vietato e in Kenya serve un'autorizzazione dell'aviazione civile, che i turisti di fatto non ottengono per i parchi.
Chiedi sempre prima di fotografare le persone. Nelle comunità masai e samburu un ritratto è una relazione, non uno scambio, e la guida saprà come presentarti. Se è d'uso lasciare un contributo, concordalo prima e dallo direttamente alla persona. Con i bambini, chiedi ai genitori.
Periodo migliore
Da giugno a ottobre, nella stagione secca, gli animali si concentrano vicino all'acqua. Tra gennaio e febbraio la stagione verde porta paesaggi verdi, cieli carichi e, nel sud del Serengeti, le nascite degli gnu. Tra aprile e maggio piove molto e diversi campi chiudono. Se vuoi gli attraversamenti dei fiumi durante la migrazione, punta tra fine luglio e ottobre, sapendo che la natura segue il suo calendario.
Un'ultima cosa: almeno una volta per ogni uscita, metti giù la macchina fotografica. La foto che non scatti è spesso quella che ricordi meglio.
Vuoi un viaggio costruito così? Raccontacelo in una call gratuita.
La redazione di Dream Destination




